Cosimo D. Matteucci · @cosimodamianomatteucci

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𝐕𝐈𝐍𝐂𝐄𝐍𝐙𝐎 𝐃𝐈 𝐁𝐄𝐍𝐄𝐃𝐄𝐓𝐓𝐎: 𝐌𝐎𝐑𝐈𝐑𝐄 𝐃𝐈 𝐋𝐀𝐕𝐎𝐑𝐎 𝐄̀ 𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐂𝐎𝐍𝐅𝐈𝐓𝐓𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐈 Vincenzo Dibenedetto aveva 34 anni. È morto dopo una caduta da diversi metri mentre lavorava in un oleificio di Barletta. Era stato trasportato in condizioni gravissime all’ospedale di Andria. Non ce l’ha fatta. Alla sua famiglia, alle persone che gli hanno voluto bene, ai suoi compagni di lavoro va l’abbraccio dell’Ambulatorio Popolare. Poi, però, viene il tempo delle domande. Saranno gli accertamenti a stabilire cosa sia accaduto e se vi siano responsabilità. Ma una cosa possiamo dirla già oggi: la sicurezza sul lavoro non può diventare un argomento pubblico soltanto quando qualcuno muore. Qualche giorno fa abbiamo scritto formalmente alla Prefettura, all’Ispettorato del Lavoro, allo SPESAL e alle altre istituzioni competenti. Lo abbiamo fatto dopo aver raccolto sul campo testimonianze di lavoro irregolare, paghe da pochi euro l’ora, braccianti impiegati sotto temperature proibitive. Abbiamo chiesto controlli, prevenzione, applicazione delle norme. Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Nemmeno una comunicazione di presa in carico. Non diciamo, naturalmente, che quella nostra segnalazione abbia alcun rapporto con la tragedia di Vincenzo. Diciamo qualcosa di più semplice e più generale: una società civile misura la propria serietà anche da quanto investe per impedire che il lavoro diventi un luogo di pericolo, ricatto o morte. Le norme esistono. I controlli devono esserci prima dell’incidente, non soltanto dopo. La prevenzione deve essere quotidiana. La dignità e la salute di chi lavora non possono dipendere dalla fortuna. Perché un lavoratore che esce di casa al mattino deve poter tornare a casa la sera. Sempre.