Walter Rolfo · @walterrolfo

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“Non esiste nessuna prova scientifica.” È la difesa di Meta nel processo cominciato martedì 19 agosto nel tribunale federale di Oakland, dove quattro stati americani, primi di ventinove, accusano l’azienda di aver costruito Instagram e Facebook per creare dipendenza nei minori. Scroll infinito, video su misura, filtri di bellezza, like contati. Il 4 gennaio 1954 le sei maggiori aziende del tabacco comprarono una pagina intera su più di quattrocento quotidiani americani per scrivere che non c’era nessuna prova che il fumo causasse il cancro. Il 14 aprile 1994, davanti al Congresso, sette amministratori delegati giurarono che la nicotina non dà dipendenza. Il 23 novembre 1998 firmarono un accordo da 206 miliardi di dollari con 46 stati. A ribaltare quella storia furono le carte interne. E martedì, in aula, l’accusa ha letto le carte interne di Meta: un’email del 2016 in cui l’obiettivo di Instagram è il tempo passato dagli adolescenti, e uno studio sui bambini fra i dieci e i dodici anni intitolato “The Young Ones Are The Best Ones”, i giovani sono i migliori. Il procuratore ha aperto così: ogni volta che c’era da scegliere, vinceva il profitto. I 1.400 miliardi che avete letto ovunque non li chiedono gli stati. Li hanno calcolati gli avvocati di Meta, negli atti, per mostrare quanto fosse sproporzionata l’accusa. Praticamente circa il valore di META. Se trovate un’ora e mezza, guardate “Thank You for Smoking”, di Jason Reitman, 2005, dal romanzo di Christopher Buckley. Nell’ultima scena il lobbista del tabacco ha cambiato mestiere e fa provare ai produttori di telefonini la frase davanti allo specchio: al momento non esiste nessuna prova diretta che colleghi il cellulare al cancro al cervello. Nel 2005 era una battuta. E se tu fossi il giudice che cosa decideresti? Colpevole o innocente? #culturaperpigri #social #dipendenze #fumare #meta